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LA CHIAVE DI VOLTA: LE EMOZIONI


Le emozioni eseguono funzioni di “organizzazione della mente”, regolando tanto i nostri pensieri quanto il comportamento.

 Le emozioni, biologicamente più antiche delle cognizioni, costituiscono un sistema che dirige l’attenzione e controlla l’ambiente permettendo alla persona una valutazione immediata e globale del contesto e una risposta adattiva ad esso.

 Esse inoltre rivelano il valore che alcuni eventi assumono in una certa situazione, indicando in quale relazione si trovi una persona con sé stesso, con gli altri e con le cose in un dato momento e in un particolare contesto.

Per il post-razionalismo il sistema emotivo-affettivo è la forma di base della conoscenza. Da un lato il vissuto emozionale ci informa sulle situazioni rilevanti che ci circondano nelle interazioni con l’ambiente, dall’altro fonda il senso di identità personale e orienta la conoscenza di sé e del mondo.

L’esperienza si autorganizza nella mente di ciascun individuo, secondo un ordine che ne rivela il senso. Quando la persona non riesce a comprendere le ragioni del suo modo di sentirsi, di pensare e di agire, tende a darne delle spiegazione che mirano, in primo luogo, a mantenere un sentimento di coerenza personale, di unicità e di stabilità, talora anche a costo di falsificare il senso della propria esperienza. Le spiegazioni dell’esperienza servono a rendercela “dirigibile”. Se io sto bene, vuol dire che mi comprendo e che so e posso regolare le mie emozioni; in questo caso non ho bisogno di spiegarle, tutt’al più provo piacere o sollievo nel comunicarle e condividerle con gli altri. Se invece soffro, sto male o vivo un’esperienza negativa e angosciante che mi turba, ho bisogno di trovare delle spiegazioni che mi aiutino a stare meglio, ad attenuare il senso negativo di me, a ricercare delle cause esterne per la mia sofferenza. Abbiamo quindi bisogno di darci delle spiegazioni quando l’esperienza è fortemente discrepante o produce un alto grado di sofferenza.

Nel processo psicoterapeutico le emozioni sono la via maestra per accedere alla soggettività dell’altro, fornendo informazioni sul fatto che la persona ha provato piacere o sofferenza in conseguenza di come ha vissuto e si è riferita l’esperienza. Le emozioni hanno quindi un valore conoscitivo fondamentale, fornendo un punto di partenza per capire sia come funziona un soggetto, in termini di come comprende la sua esperienza e la utilizza nella costruzione e nel mantenimento attivo del senso di sé, sia la sua direzione e le difficoltà che egli incontra in un certo momento.

Nell’approccio post-razionalista, diversamente da quello razionalista, le emozioni disturbanti non vengono considerate come indicatori di convinzioni sbagliate, ma hanno un valore informativo, consentendo di accedere al mondo interno dell’altro e di conoscerne il suo funzionamento e la sua posizione, a partire dagli episodi significativi attraverso i quali riferisce la sua esperienza.

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