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LE NUOVE DIPENDENZE

 

dipendenze

 

 Le dipendenze del nuovo millennio: Slot machine, giochi online, shopping compulsivo e internet.

 Le “New Addictions” comprendono proprio le nuove forme di dipendenza, non da sostanze chimiche o da alcool a cui è più facile associare il termine “dipendenza”, bensì da quelle che sono definite “attività legali” e socialmente accettare. Si tratta di forme di dipendenza che hanno alla base il soddisfacimento di bisogni che sono “emotivi” e che “eccitano la mente”. Diverse quindi dalle dipendenze da droghe o alcool i quali effetti dipendono dai principi chimici e dalle sostanze che li compongono.

 

Uscire dal tunnel è difficile, ma non impossibile. Bisogna innanzitutto riconoscere il proprio problema e farsi aiutare da chi è esperto.

GIOCO D’AZZARDO

gioco d'azzardoLa società offre una miriade di attività finalizzate allo svago, al divertimento, ai passatempi ed alla ricerca della “Dea bendata”. Ogni tabaccheria ha il suo angolo scommesse ed esibisce gratta e vinci vincenti. La Tv lancia spot pubblicitari che alludono ad una vita migliore, una “vita in vacanza”. In ogni città sono in numero crescente le sale di slot machine: veri e propri “bunker” di macchine “mangiasoldi”. Ironia della sorte lo Stato suggerisce “giocare con prudenza, può creare dipendenza patologica”.

La dipendenza dal gioco d’azzardo comprende quelle attività ludiche che comportano l’utilizzo di denaro e il cui esito è affidato esclusivamente al caso. La persona passa repentinamente dal “tentare la fortuna ogni tanto” a forme di dipendenza che compromettono seriamente la sfera finanziaria, lavorativa, relazionale e psicologica e che assumono la forma di una vera e propria “patologia”.

Il DSM IV-TR definisce “giocatore compulsivo” la persona che soddisfa almeno 5 dei seguenti criteri:

1) è coinvolto abitualmente nel gioco o nella ricerca di denaro per giocare;

2) spesso gioca per somme maggiori o più a lungo rispetto a quanto preventivato;

3) sente un incontrollabile bisogno di aumentare la considerazione o la frequenza delle scommesse per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato;

4) si sente irrequieto o irritato se non è possibile giocare;

5) ripete perdite di denaro al gioco e continua a giocare per rifarsi delle perdite;

6) si sforza per giocar meno o smettere di giocare;

7) gioca anche quando dovrebbe adempiere a obblighi sociali o lavorativi;

8) abbandona importanti attività sociali, lavorative o ricreative per giocare;

9) continua a giocare anche se non è in grado di pagare debiti sempre più ingenti.

Il giocatore quindi, se da un lato sente la spinta incontrollabile al gioco con tutte le emozioni “adrenaliniche” che ne conseguono, dall’altro vive un’intensa sofferenza conseguente ai sensi di colpa, al rimorso, al conflitto tra pensieri diversi ed opposti, vergogna, paura, impotenza, senso di estraneità e di perdita di controllo. Per non parlare delle conseguenze disastrose sul piano delle relazioni e degli affetti.

Ovviamente quando e come il gioco diventa un ossessione sono elementi fondamentali per capire la soggettività dell’esperienza di chi soffre “del proprio male” ed il percorso terapeutico può essere il primo passo verso la guarigione in quanto percorso finalizzato a smascherare le motivazioni inconsapevoli ad una patologia che tutto è tranne che un “gioco”.

 

bIL MIO MIGLIORE AMICO “INTERNET”


internet

 Anche la “Dipendenza da Intenet” rientra nel Disturbo da discontrollo degli impulsi e come tutte le forme di dipendenza è caratterizzata da ossessione-compulsione e da rilevanti conseguenze negative nella vita della persona che trascorre gran parte del tempo “attaccato allo schermo”.

Quella più comune, specie tra i giovanissimi (ma non solo), è la dipendenza da “chat”. Le chat fungono da veri e propri surrogati dei rapporti affettivi vis-à-vis. La difficoltà ad intraprendere relazioni autentiche con gli altri trova un apparente rimedio proprio in uno strumento che permette di non esporsi direttamente e che mantiene le persone “a debita distanza”. Molti riferiscono: “solo in chat riesco ad esprimermi e a farmi conoscere veramente per quello che sono”. Rabbrividisce riflettere su quanta sofferenza e senso di solitudine traspare da questa frase. Tutti aspetti trascurati da chi ne soffre e da chi gli sta intorno.

Tanti altri cercano nelle chat un nuovo amico, o una compagna, un compagno. Stesso meccanismo: “ho la possibilità di farmi prima conoscere, poi incontrarlo/a ed essere così più sicuro/a di piacere”. Indubbia l’eccitazione dell’anonimato, del rischio, dell’ignoto anche a costo di mettere la propria persona in serio pericolo ma anche qui vi è un mondo: il mondo di chi prima di rinchiudersi dentro ad uno schermo, ha vissuto la propria storia e quella storia va raccontata e compresa.

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SHOPPING COMPULSIVO


 shopping_convulsivoLa sindrome da acquisto compulsivo indica il desiderio compulsivo, un vero e proprio bisogno, di fare acquisti. Le persone che presentano questo disturbo sono in genere donne di giovane età che, inizialmente comprano per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto, in seguito riportano uno stato di tensione crescente, ed il desiderio di comprare diventa un impulso irrefrenabile.

L’acquisto riguarda oggetti d’ogni tipo e spesso appare come ottimo “affare”. Il più delle volte questi oggetti vengono messi da parte e conservati (accumulo compulsivo) o regalati oppure buttati via.

Il senso di irrefrenabilità soddisfatto dall’acquisto, il senso di possessione dell’oggetto acquistato lasciano bene presto il passo ai sensi di colpa, alla tristezza, alla rabbia, alla vergogna e ad una sensazione di vuoto interiore davvero incolmabile se non dalla fugace gioia di un nuovo acquisto. Ecco la spirale senza uscita per cui la persona vive solo temporaneamente un senso di soddisfazione per poi ricadere nel baratro depressivo. Non è più la persona ha possedere gli oggetti, ma sono gli oggetti a possedere la persona.

L’essere umano è tendenzialmente portato a ricercare gioie, soddisfazioni, realizzazioni. Quando l’unico vero “piacere” della vita consiste apparentemente nell’acquistare o nel collezionare oggetti e ci sente terribilmente in ansia e depressi se non lo si fa, ecco che si può parlare di una vera e propria patologia. 

Di fatto sarebbe troppo doloroso e complicato rivolgere lo sguardo verso la propria vita, nel passato e nelle possibilità del futuro. I sentimenti di vuoto devono necessariamente essere “anestetizzati” e in genere si scelgono le strade più facili ma spesso “pericolose”.

Condividere le proprie emozioni e accettare di avere un problema può di sicuro essere un buon primo passo.