[easingsliderlite]

 

sviluppo_bambino_psicologo_roma_laura_morabito

0-4 mesi

Comportamenti istintivi

Nei primi mesi di vita l’adattamento all’ambiente di basa soprattutto sul perfezionamento di comportamenti riflessi (innati), come quelli relativo alla donazione, alla suzione, alla prensione e ai riflessi pupillari e palpebrali.

Il neonato, infatti, piange come reazione diretta ad una sensazione sgradevole, afferra il dito che gli poniamo sul palmo della mano, succhia ciò che viene a contatto con le sue labbra, restringe il diametro della pupilla e socchiude le palpebre quando si trova di fronte ad una luce troppo intensa.

Mediante processi di assimilazione ed accomodamento si assiste ad un progressivo miglioramento di questi meccanismi ereditari. Per esempio il neonato, con il passare delle ore e dei giorni, apprende a succhiare subito il capezzolo appena viene a contatto con le sue labbra, a girare sempre meglio la testa e la bocca verso il capezzolo al contatto con la pelle del seno e a distinguere la posizione in cui si trova il proprio corpo prima della suzione.

Generalizzazioni e discriminazioni

Nel raffinare sempre di più i propri riflessi, il neonato generalizza le proprie acquisizione (ad esempio succhia anche le dita, l’angolino del cuscino o qualsiasi altra cosa gli venga posta alle labbra), ma non per questo considera equivalenti tutti gli stimoli, dato che distingue chiaramente, quando ha fame, ciò che deve essere succhiato e ciò che deve essere rifiutato.

Già dal secondo mese di vita appaiono i primi adattamenti acquisiti, le prime abitudini. Ad esempio il bambino impara a portare il pollice alla bocca, a usare la prensione degli oggetti in modo raffinato e non solo istintivo, a coordinare tra di loro due diversi schemi di azione (ad esempio prende un oggetto e lo porta alla bocca).

Il mondo fisico, in questo periodo, ha per il bambino caratteristiche particolari; la stessa nozione di oggetto è appena agli inizi. A questa età un oggetto che scompare dal campo percettivo è dimenticato, cessa di esistere. Analogamente il bambino non ha vere e proprie nozioni spaziali, temporali e causali.

 

4-12 mesi

Solo a partire dai 3-4 mesi di vita i movimenti del bambino non tendono più al solo consolidamento attraverso la ripetizione (“centrati su sé stessi”) ma tendono a produrre un risultato nell’ambiente esterno (“centrati sull’ambiente”). Il bambino, ad esempio, cerca di scuotere le coperte muovendo più volte le gambe oppure, seduto sul seggiolino, può prendere un biscotto, portarlo alla bocca, succhiarlo, e poi sbatterlo e poi ancora romperlo e raccoglierne, ad uno ad uno, i pezzettini.

Intenzionalità

Questi comportamento hanno l’importantissima caratteristica di essere accompagnati dall’intenzionalità, intesa come uso di mezzi per raggiungere un fine prestabilito e uniti alla consapevolezza dei rapporti esistenti tra mezzi e fine.

Dopo gli 8-9 mesi in bambino esplora sempre più il mondo circostante: succhia, morsica, strofina, sbatte, preme, butta a terra gli oggetti. Egli può scoprire così le qualità materiali e funzionali degli oggetti. Inoltre è proprio attraverso il buttare oggetti per terra che, sentendone il rumore che provoca, il bambino inizia a scoprire la causalità delle proprie azioni (butto questo, sento il rumore, io provoco il rumore). Il bambino inizia a delineare il proprio sé.

Il bambino inizia altresì a cercare gli oggetti che spariscono completamente dalla sua vista. Si perfezionano le sue nozioni spaziali, temporali e causali.

 

 

12-18 mesi

Primi atti di intelligenza

Dopo i 12 mesi, il bambino è in grado di compiere i primi veri e propri atti di intelligenza, che richiedono la comprensione improvvisa di come risolvere un problema. Comportamenti tipici sono: il bambino riesce a prendere degli oggetti che lo interessano (giocattoli o altro) servendosi di un mezzo (un bastone, una forchetta, una cordicina, un manico ecc).

Il bambino sperimenta e si sperimenta continuamente (ad esempio: in possesso di un oggetto galleggiante, durante il bagnetto, il bambino proverà e riproverà quanto e come l’oggetto galleggi per giungere a comprendere le caratteristiche del fenomeno. Utilizzando la possibilità di camminare, esplora l’ambiente e lo utilizza ottenendo risultati nuovi e a nuove relazioni tra gli oggetti.

Ora, più il bambino ha sperimentato, durante i primi mesi di vita, una madre (o chi per lei) accudente, responsiva, in sintonia con il proprio bambino (dare cibo quando ha fame, acqua quando a sete, ninna quando ha sonno, coccole e attenzioni quando sta male, una madre che sorride al proprio bambino piuttosto che gridare, mostrarsi triste o arrabbiata), maggiori saranno le possibilità che si crei un’attaccamento sicuro (collegamento paragrafo “La relazione di attaccamento”) ed il bambino si senta “sicuro”, in questa fase, di poter esplorare l’ambiente senza il pericolo che la madre vada via o che lui stesso si senta in pericolo.

 

 

Dopo i 18 mesi

Pensiero simbolico

Solo dopo i 18 mesi il bambino userà anche gli oggetti non visibili in quel preciso momento. questo gli sarà possibile grazie al pensiero simbolico, ce gli permetterò di utilizzare, per risolvere i suoi problemi cognitivi, anche le rappresentazioni. Egli si mostrerà quindi in grado di imitare ciò che ha fatto una persona adulta alcune ore prima (“Imitazione Differita nel Tempo”), di giocare “facendo finta” che degli oggetti siano qualcos’altro (“Gioco Simbolico”) ed infine di combinare fra loro dei somboli per riuscire a comunicare: le parole (“linguaggi verbale”).

Anche a livello delle nozioni spaziali egli usa la rappresentazione (ad esempio, per riprendere la palla che è andata sotto un divano, il bambino sa muoversi per un certo tratto nella direzione opposta a quella seguita dalla palla, girando intorno al tavolo e al divano). Questa capacità di immaginare se stesso e i propri spostamenti nello spazio, si manifesterebbe anche nella relativa facilità a ritrovare l’orientamento, situando il proprio corpo in rapporto agli oggetti, piuttosto che gli oggetti rispetto al proprio corpo.

Diviene, in questo lasso temporale, capace di ricostruire mentalmente determinate cause in presenza dei solo effetti (ad esempio l’adulto muove col piede la carrozzina, il bambino si sporge e guarda le ruote, oppure l’adulto muove un cassetto senza farsi vedere e allora il bambino guarda il cassetto muoversi e poi l’adulto, sorridendo).