[easingsliderlite]

SONO UN BRAVO GENITORE?

massime_aiutare_crescere_bene

Quest’articolo non vuole essere una trattazione esauriente dell’argomento “genitorialità”. È troppo vasto e troppi gli aspetti sui quali sarebbe doveroso soffermarci. Il mio è più un invito alla riflessione su alcuni punti che ritengo fondamentali e da qui partire per considerare la propria esperienza.

 Le modalità che adottiamo per “educare” i nostri figli dipendono in gran parte dal modo in cui siamo stati “educati” noi da piccoli o per il concetto di “similarità”: “ … quando combinavo guai i miei genitori me ne davano di santa ragione e funzionava sempre … ” o per il concetto opposto: “ … farà per il mio bambino tutto ciò che i miei genitori non hanno fatto per me”. Sembra un luogo comune, ma in realtà il legame di attaccamento con il nostro bambino dipende in gran parte dallo stile di attaccamento con i nostri di genitori e le nostre idee e il nostro legame con il bambino è fortemente influenzato dallo stile di attaccamento che ci caratterizza.

Modello di attaccamento evitante: si tratta di genitori che tendono a mantenere la distanza emotiva ed affettiva. Appaiono meno coinvolti e sono portati a operare come da “manuale” piuttosto che rapportarsi emotivamente al bambino. Rifiutano sistematicamente i suoi bisogni affettivi, o ridicolizzano le loro ansie e le loro paure. Spesso utilizzano la minaccia di rompere la relazione (ad esempio: “ … se continui a fare così mamma se ne va … oppure peggio … ti spedisco in orfanotrofio”).

Modello di attaccamento ambivalente-resistente: si tratta di genitori che agli occhi del bambino appaiono “imprevedibili”. Occorrono ai segnali del bambino di paura e sconforto ad “intermittenza”: a volte sì a volte no. Risultano completamente scollegati alle sue esigenze: rifiutano il contatto con il bambino quando è lui a segnalarlo e manifestano comportamenti affettuosi quando invece non è il bambino a chiederlo.

Modello di attaccamento disorganizzato: si tratta di genitori che utilizzano modalità di cure maltrattanti. Trascurano il piccolo. Nei casi peggiori si parla di abuso. Si tratta di genitori che, per un insieme di fattori si pongono, nei confronti del piccolo, come spaventati ed incutono spavento.

Modello di attaccamento sicuro: si tratta di genitori “supportivi” e “responsivi” quindi genitori che riconoscono e rispondono ai segnali di aiuto e di stress del piccolo, in sintonia con i loro bisogni. Pronti e disposti a dare conforto e sostegno quando il bambino lo richiede.

Fin dal momento del concepimento il genitore è messo a dura prova. Quando la famiglia si allarga tutto cambia: la vita cambia! la coppia cambia! le persone cambiano! In genere si tratta di passaggi naturali ma sono comunissime le difficoltà e gli ostacoli da superare e non sempre le cose sono così lineari.

Il bambino cresce e quasi sempre senza accorgercene ce lo ritroviamo sgattaiolare per casa e combinare guai. I genitori sono quasi sempre costretti a lavorare entrambe e si ha poco tempo da dedicare alla crescita del bambino e sensi di colpa, di inadeguatezza e sentimenti di rabbia e frustrazione albergano costantemente nella mente.

PUNIZIOSI SI PUNIZIONI NO

La maggior parte dei genitori credono che le punizioni servano a insegnare importanti lezioni ai propri figli. In realtà, in questo modo, i figli imparano cose ben diverse da quello che i genitori intendono insegnare.

Ma cosa succede realmente quando il bambino di viene schiaffeggiato, sculacciato, colpito con oggetti, rinchiuso in armadio, minacciato o umiliato?

  • Si indebolisce il legame genitore – figlio: è il proprio il genitore che ha il dovere di proteggere il bambino da ogni forma di violenza. E’ quando è proprio il modello di insegnamento più importante da imitare che assume atteggiamenti degradanti non ci dobbiamo stupire se poi il bambino a sua volta picchia gli amichetti, è aggressivo, piange senza apparente motivo, appare spaventato dal mondo esterno ecc.

  • Viene compromesso lo sviluppo emotivo del bambino: il bambino quasi sempre non ha la capacità di quantificare i “danni” che provoca. Genitore e bambino non hanno la stessa unità di misura per comparare i “guai”. Ma di sicuro le punizioni sono vissute dal bambino come un rifiuto. Un rifiuto da parte delle persone di cui ha bisogno. Compromettono la propria capacità di giudizio, i propri sentimenti di autostima. Il bambino diventa emotivamente instabili e anche qui non dobbiamo stupirci se da adulto diventerà depresso, o ansioso o ancora peggio farò uso di droghe o alcool o svilupperà qualche forma di psicopatologia.

  • Si alimentano rancore e ostilità: nei confronti degli stessi genitori, così come il mondo esterno e ancora peggio verso sé stessi.

Quindi proviamo a chiederci:

Se lo picchio sto insegnando a risolvere i problemi senza la violenza?

Se urlo gli sto insegnando ad essere una persona educata?

Se lo minaccio costruisco un rapporto di fiducia con lui?

No! sto solo impedendo a mio figlio di imparare delle strade migliori per risolvere i problemi, ad evitare che combini “guai”, a gestire lo stress.

LE MASSIME PER AIUTARE A CRESCERE BENE

genitorialità

  • La maggior parte delle cose che il bambino impara lo fa per imitazione quindi se mi comporto in modo corretto e do il buon esempio posso aiutarlo a essere un bambino ed un giorno, un adulto corretto. Principio che vale per tutto: se urlo con mio marito, come posso pretendere che il bambino non urli?

  • Stabilire delle regole che siano chiare, semplici, comprensibili e inderogabili quindi senza eccezione, anche se i capricci sono estenuanti. Se cedete ad essi non si chiamano più regole e il bambino impara: “se urlo e piango allora ottengo ciò che voglio …”.

  • Spiegare le conseguenze delle proprie azioni su sé stessi e sugli altri in modo più realistico possibile (ho sentito delle madri che dicevano al proprio figlio: se fai la pipì a letto un giorno ti ritroverai annegato nella tua stessa pipì).

  • Supportare nei momenti di difficoltà, con un atteggiamento di comprensione ed empatia mai svalutare o sminuire, il bambino non deve sentirsi solo e deve poter contare su un aiuto che sia il più possibile congruo con le difficoltà che sta incontrando.

  • Rinforzare i comportamenti positivi non solo con regali e cose materiali ma soprattutto con lodi, apprezzamenti, manifestazioni di orgoglio e gioia.

Dott.ssa Laura Morabito