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Impotenza maschile, femminile, di coppia

 

Woman Comforting Man Sitting on Edge of Bed

Tra le varie definizioni di impotenza sessuale maschile quella che segue sembra la più comune: “La disfunzione erettile (impotenza) è l’incapacità di raggiungere e/o mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente. Può comparire in tutte le decadi di vita, dal termine della pubertà alla vecchiaia; per alcuni uomini può essere un problema occasionale, per altri un problema frequente”.

L’impotenza femminile viene invece così descritta: “ … incapacità di ottenere eccitamento durante il rapporto sessuale … si manifesta con l’assenza di lubrificazione vaginale e conseguente congestione della vagina che perdura sino al completamento dell’atto sessuale”.

Il termine “disfunzione erettile” nell’uomo indica quindi un disturbo dell’erezione, che al pari della frigidità nella donna, viene intesa come “inibizione dell’eccitamento sessuale”. Nell’uomo si traduce nell’incapacità parziale o completa di raggiungere o mantenere l’erezione fino al completamento dell’atto sessuale. Nella donna invece ad essere compromesse sono le risposte fisiologiche di turgore e le reazioni di lubrificazione vaginali che possono o meno impedire il raggiungimento dell’orgasmo.

La letteratura è ricca di differenzazioni e classificazioni delle impotenze sessuali. Alcune utilizzano criteri semeilogici, altri tipologici.

La classificazione eziopatogenetica che distingue le forme d’impotenza organiche da quelle psicologiche e comprende anche le forme miste è particolarmente interessante.  È una distinzione che riguarda la “natura” delle impotenze e non la loro forma clinica. Tale classificazione si riserva bene dal non giustificare un approccio esclusivamente organicista o esclusivamente psicologica al problema.

Le impotenze organiche sono dovute alla compromissione dello stato generale di salute e al danno anatomo-funzionale (morfologico, flogistico, degenerativo, neoplastico, disendocrino  e tossico) di un organo o di un apparato che impediscono totalmente o parzialmente, ma sempre in maniera prevalente, il corretto svolgersi dei meccanismi fisiologici che caratterizzano la risposta sessuale.

Delle impotenze organiche si distinguono tre gruppi. Le impotenze dovute a malattie che influenzano direttamente sulla risposta sessuale la cui compromissione può determinare reazioni psico-emotive. Queste comprendono impotenze organiche sostenute da alterazioni morfologiche, degenerative, neoplastiche, disendocrine e tossiche. Queste agiscono a livello neurologico, vascolare, e genitale impedendo un’attività sessuale adeguata. L’attenzione del paziente è qui rivolta principalmente alla malattia principale e il disturbo sessuale assume un rilievo secondario. Le impotenze dovute a malattie che influenzano indirettamente sulla risposta sessuale sia per una compromissione dello stato generale di salute, sia per le risposte emotive che esse stesse evocano. Nell’enfisematoso l’attività sessuale è limitata o abbandonata non solo per l’ipossia che compromette lo stato generale di salute, ma anche perché il paziente non si sente in grado di sostenere lo sforzo legato al coito e teme una crisi respiratoria. I pazienti colpiti da infarto o da crisi anginose vivono con particolare ansietà l’attività sessuale come se essa potesse scatenare nuovamente la sintomatologia cardiaca.

Infine le impotenze dovute a malattie che influenzano direttamente e/o indirettamente sulla risposta sessuale e che insorgono in soggetti i quali presentano anche problematiche psicologiche. Si tratta in realtà di impotenze miste nelle quali i disturbi organici si associano alle turbe psicologiche nel determinare la disfunzione. Rientrano in questo gruppo molte delle impotenze che si riscontrano nei diabetici, nei cardiopatici, e anche quelle di chi è portatore di affezioni urologiche o di malformazione genitale.

In questo contesto vanno considerate le impotenze o le difficoltà sessuali conseguenti l’assunzione di farmaci anche se la correlazione causale è di difficile interpretazione. Quelle di maggior interesse sono gli antiepilettici, gli antiparkinsoniani e gli psicofarmaci quali i neurolettici che possono causare diminuzione della libido, insufficienza erettile, blocco del meccanismo eiaculatorio e, a volte, eiaculazione retrograda, gli antidepressivi che con le loro proprietà sedative e anticolinergiche riducono nell’uomo la libido e provocano impotenza e in rari casi turbe dell’eiaculazione e eiaculazione dolorosa e nella donna orgasmo ritardato.

Tra gli agenti psichici più frequenti che determinano l’impotenza troviamo le difficoltà emotive e comportamentali di chi non ha ancora esperienze sessuali, le conflittualità intrapsichiche profonde o superficiali, le fantasie disturbanti evocate dal partner, le strutture relazionali patogene, gli elementi che disturbano od ostacolano lo svolgersi del rapporto ed ancora tutti quei casi in cui l’elaborazione immaginativa assume un ruolo determinante. Basta a volte la stanchezza della giornata, un mal di testa, un’indigestione a determinare una difficoltà erettile. Questi episodi “normali” in genere rimangono isolati e si risolvono da sè. Le cose si complicano quando s’innescano spiacevoli “circoli viziosi” e i rapporti sessuali iniziano ad essere frustanti, ecco quindi l’ansia da prestazione ed il problema si  autoalimenta. 

L’impotenza, qualunque sia la causa che la determina, oltre a coinvolgere le parti organiche, compromette soprattutto aspetti della personalità. In primo piano l’idea di “essere uomo”, la propria virilità, l’immagine di sé. L’impotenza sessuale esprime i significati stessi che l’erezione ha: “non posso penetrare, aggredire, impormi, conquistare, procreare, non sono un uomo, non sono virile”. Vi è perciò un intenso coinvolgimento emotivo e una sofferenza psicologica che va oltre il polimorfismo sintomatico e comportamentale del disturbo stesso.

Se consideriamo l’impotenza nella sua totalità e quindi le parti compromesse dell’essere della persona che ne soffre così come per l’uomo possiamo parlare di una compromissione del “sentirsi femmina” della donna. La donna vive l’impotenza come qualcosa che, come per l’uomo, riguarda la sua efficienza e capacità di essere donna: “non sono una donna,  non ho desiderio, sono frigida, non partecipo, sono un pezzo di legno”. Tuttavia mentre per l’uomo la preoccupazione dominante è la prestazione, la durata, la frequenza, le dimensioni del pene, per la donna l’accento viene posto sul coinvolgimento della propria persona all’esperienza sessuale.

Il sintomo sessuale deve quindi essere considerato da un lato come sintomo fisico che coinvolge determinati meccanismi fisiologici, dall’altro come sintomo psichico in quanto inevitabilmente vengono coinvolti i sentimenti, le emozioni della persona che ne soffre.

Quando parliamo di impotenza di coppia, bisogna prima di tutto evitare di prendere in considerazione i semplici rapporti lineari fra cause ed effetti, ma considerare le reazioni circolari. Gli eventi nella vita di una coppia infatti non derivano meccanicamente uno dall’altro, ma sono tutti in relazione fra loro. Ciò significa che in una coppia non ci saranno comportamenti specifici attribuibili all’uno o all’altro, ma che ogni membro della coppia assume un comportamento che in parte gli è proprio ed in parte risponde ai comportamenti dell’altro.
In questo quadro teorico, l’impotenza di coppia è una cosa che riguarda la relazione fra i due partner, del cui mancato funzionamento sono responsabili entrambi. Le impotenze di coppia rappresentano circa il 30% delle domande che pervengono negli studi professionali dei sessuologi ed è in aumento la domanda della coppia rispetto a quella individuale.

Il primo sintomo dell’impotenza di coppia è la mancanza di desiderio, che nell’uomo può essere seguita dalla disfunzione erettile, oppure dal riacutizzarsi di un’eiaculazione precoce giovanile. Il risultato porta ad una diminuzione dei rapporti, alla comparsa del vaginismo nella donna e alla ripresa della masturbazione, quasi come espressione di riappropriazione della propria sessualità.

In genere il portatore del sintomo è la figura passiva, quella che contiene all’eccesso le proprie rabbie, le ansie, i conflitti: si presenta come “buono”, “comprensivo”, che lascia all’altro le aggressioni verbali o di fatto. Alla fine questo soggetto non ce la fa più ed esplode.

Spesso dietro una difficoltà di coppia vi è anche un’ostilità di coppia: l’aggressività si esprime soprattutto nella sessualità, attraverso comportamenti sado-masochistici, oppure attraverso il tradimento, che assume la connotazione di un’ulteriore aggressione dell’altro.  

La terapia di coppia in questi casi è uno strumento utile al miglioramento della comunicazione, cercando di spostare le manifestazioni aggressive dall’area della sessualità alle altre aree. Questo perché spesso il problema della coppia è proprio a livello comunicativo.

Un’altra forma di impotenza di coppia è quella dei ‘matrimoni bianchi’, dove cioè non ci sono rapporti sessuali. Queste unioni si basano su un’alleanza di coppia: ad esempio, lei pensa che gli uomini siano tutti uguali e tutti mascalzoni, che vogliono solo “quella cosa lì”; lui è un tipo rispettoso, che non allunga le mani. Lui si trova bene con lei perché non ha eccessive richieste sessuali, lei si sente compresa e rispettata. Questa alleanza, questa complicità è la garanzia per non dover provare all’altro di ‘essere capace di’. In genere le due persone condividono una morale religiosa.

C’è poi la patologia di uno dei due, che poi si allarga alla coppia. Per l’altro partner si tratta di un’ impotenza secondaria, perché la patologia è nata all’esterno, ma poi si è trasferita all’interno della coppia.

Il meccanismo è quello della negazione, dove massicciamente si nega di avere problemi e si resta soddisfatti del solo petting, che impedisce di vedere una realtà che causa dolore. In genere questo tipo di problema viene proposto agli operatori dopo diversi anni di matrimonio.

Definiamo, in questo contesto, le “pseudo fobie” quelle impotenze che vengono solo dichiarate senza  che ad esse si accompagni uno stato di malattia. Da questo punto di vista bisogna porre particolare attenzione alla “profezia che si auto adempie” nel senso che quando non si riconosce subito un tipo di impotenza che rientra in questa categoria si rischia che da “pseudo” si passi a “vere”.

Spesso l’impotenza segue un abbandono o una perdita. Non necessariamente la morte del partner ma anche l’allontanamento forzato, quando cioè la persona viene “lasciata”, può comportare, nelle relazioni che seguiranno, una compromissione della risposta sessuale come tentativo di “salvaguardare” la relazione che non c’è più (“impotenza reattiva”). 

Quando parliamo quindi di impotenza di coppia ci riferiamo a quelle patologie della funzione sessuale nelle quali pur essendo esclusa la presenza di fattori intrapsichici, le dinamiche di relazione si pongono come elemento determinante.

 

Fonte: Sessuologia clinica 2. Impotenza sessuale maschile, femminile e di coppia. a cura di G. Rifelli, P. Moro.