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L’ANORESSIA NERVOSA


 

anoressia

L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare in cui la persona rifiuta di mantenere un peso entro i limiti inferiori del normale. E’ caratterizzata da un’intensa paura di aumentare un peso e da un’interpretazione significativamente errata del proprio corpo e della propria forza.

L’anoressia nervosa è correlata ad un grave disturbo dell’immagine corporea e da una ricerca inflessibile della magrezza, fino al punto di giungere all’inedia (digiuno prolungato).

La persona ha una predominate paura di diventare grassa, anche quando è nettamente sotto peso, ritiene di essere grassa o sformata e spesso nega il suo stato di dimagrimento estremo.

Gli episodi di anoressia nervosa possono presentarsi con o senza episodi di abbuffate seguiti da condotte di eliminazione attraverso il vomito o l’uso di lassativi o diuretici.

Con il progredire dell’anoressia possono comparire alterazioni a carico del sistema neuroendocrino come la riduzione della secrezione ipofisaria di gonadotropine con conseguente amenorrea nelle donne (mancanza dei cicli mestruali) e perdita dell’interesse sessuale ed impotenza negli uomini, disfunzioni ipotalamiche, del sistema cardio-circolatorio con la comparsa di brachialgia, ipotermia, alterazioni emato-chimiche, dell’apparato cutaneo e dei suoi annessi (cute secca e screpolata, caduta di capelli e alopecia ecc.), alterazioni dell’apparato digerente (stipsi e rallentamento dall’attività gastrica). In alcuni casi le complicazioni fisiche o l’insorgenza di malattie intercorrenti possono portare ad un esito infausto. Per queste ragioni nella mia pratica clinica è spesso necessario lavorare in equipes quindi con altre figure professionali quali il nutrizionista ed il medico di base.

L’intervento psicologico è valido finché il paziente non abbia raggiunto il limite di peso sotto il quale è necessario il ricovero ospedaliero.

Per ciò che concerne gli aspetti strettamente psicologici che determinano la condotta anoressica bisogna considerare la moltitudine di fattori spesso diversi che determinano tale disturbo e che rendono ogni caso un caso a sé con la propria storia e le proprie dinamiche. Tuttavia è possibile rintracciare alcune “costanti” nei casi di anoressia nervosa:

·      La paura di ingrassare persiste anche con il progredire del dimagrimento ed esprime, prima che in disturbo della condotta alimentare, una profonda alterazione dell’identità personale, manifestata sia nel rapporto con il proprio corpo e con la propria sessualità, sia nelle relazioni con le figure significative.

·      Nel corso del tempo, la perdita di peso diventa un segno di padronanza e controllo. Il desiderio di diventare più magra è in realtà secondario rispetto all’appagamento effimero che la persona trae nell’utilizzare il proprio corpo come barometro della propria efficacia e determinatezza. Il controllo su ciò che apparentemente risulta controllabile (il proprio corpo) nasconde in realtà un senso profondo di inadeguatezza ed una difficoltà abnorme nel riconoscere e decodificare i propri stati interni, le proprie emozioni. La persona anoressica tende a escludere dalla consapevolezza il proprio “mondo interno” soprattutto quando non coincide con le aspettative degli altri significativi. Spesso le anoressiche utilizzano primariamente il riconoscimento esterno nella costruzione della propria identità e tendono a definirsi sulla base della polarità conferma/disconferma dell’altro.

·      La famiglia dell’anoressica appare spesso come la “famiglia del mulino bianco” dietro il quale si nasconde spesso un grande “caos” caratterizzato da:

  •    una quasi totale assenza di “confini” non solo spaziali ma soprattutto “emotivi”;
  •  da un forte invischiamento dei figli nei “giochi” relazionali tra i genitori che vengono coinvolti in patologiche triangolazioni e alleanze;
  •    da condotte intrusive e svalutanti sui figli che utilizzeranno poi parametri esterni, quali ad esempio il modello proposto dalla moda, per ottenere riconoscimento e conferme;
  •    da tentativi di “differenzazione” o al contrario di “ricerca di attenzione” dei figli (soprattutto nel periodo adolescenziale) attraverso atteggiamenti di protesta e quindi di “sciopero” della fame.